La COCA dalle ANDE agli 8000 HIMALAYANI

Una prova storica dei buoni effetti della Coca, la pianta sacra delle Ande, affiora dal recente passato, niente meno che dagli scenari misteriosi dell’Himalaya.

Eccone il resoconto.

Nell’aprile del 1953 una spedizione austro-tedesco partiva da Monaco di Baviera (Germania), guidata dal dottor Karl Herrligkoffer, diretta verso i magici paesaggi dell’Himalaya, con l’obiettivo di conquistare la vetta del Nanga Parbat (8125 m.), una delle 14 montagne sopra gli 8000 metri non ancora raggiunta da essere umano; tra gli alpinisti spiccavano Hermann Buhl e Hans Hertl che aveva rinviato i suoi programmi  sulle Ande per raccogliere la sfida orientale.

Il Nanga Parbat, chiamato anche la Montagna del terrore o la Montagna del destino, allora aveva già preteso 31 vittime, bloccando qualsiasi tentativo verso la vetta.

I dettagli della lotta, tragica ed entusiasmante ad un tempo, con e contro la montagna, vengono raccontati nell’affascinante autobiografia di Hermann Buhl, pubblicata col titolo originale Achttausend drüber und drünter.

Nel suo racconto scrive che preparò lo zaino per il tentativo finale di conquistare la vetta, pronto a salire da solo, a causa della rinuncia del suo compagno, per cui mise dentro solo le cose indispensabili, tra cui: … la piccola bottiglia con il tè di coca che aveva già mostrato i suoi buoni effetti, portato da Hans Hertl dalla Bolivia proprio per la spedizione himalayana…  [pagina 283 della 3a Edizione italiana 1962, dal titolo E’ buio sul ghiacciaio, edito in Italia da S.E.I nel 1960].

A continuazione del racconto: … sono sopra gli 8000 metri, alle 18, una costatazione che davvero mi spaventa … Non ce la faccio più. Da dove sono, la vetta nevosa sembra così vicina, quasi a portata di mano, chiara davanti agli occhi, ma non mi sento in grado di raggiungerla! Forse l’ultimo sorso dalla mia borraccia mi aiuterà! Sembra che il tè di coca sia davvero efficace. Mi ritorna un pò di forza e di coraggio; così lascio su una pietra ciò che non è indispensabile e continuo l’arrampicata….  [Pagina 294 della 3a Edizione italiana 1962, come sopra] … e … Eccomi, sono qui!, sul punto più alto della vetta del Nanga Parbat, a 8125 m. Alle 19 di sera. Qui finalmente ho raggiunto il culmine, come primo essere umano, da che la Terra esiste, a mettere piede in questo luogo, obiettivo dei miei sogni! [Pagina 295 della 3° Edizione italiana 1962, come sopra].

Hermann Buhl conquistò, in prima assoluta, anche la vetta vergine del Broad Peak (8047 m.) il 9 giugno 1957, insieme all’alpinista Kurt Diemberger che era con lui quando precipitò il 27 giugno 1957, scendendo nella tempesta dall’ancora inviolato Chogolisa (7665 m.), alla cui cima erano giunti molto vicini …

Hermann Buhl riposa il sonno eterno nelle profondità del ghiacciaio che l’ha preteso per sè, diventandone la tomba perenne.

Hermann Buhl rimane l’unico scalatore ad aver conquistato un 8000 inviolato in prima assoluta solitaria.

E così, in anni non sospetti, quando la virulenta criticità del narcotraffico non era ancora scoppiata, la sacra Coca verde tendeva un ponte dalle Ande al regno degli 8000 himalayani, aiutando a scrivere una delle pagine più incredibili ed indelebili nella storia della sfida emozionante, antica e sempre nuova, tra l’Uomo e la Montagna.

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