LABIRINTO di LEGGI ed OPINIONI sulla COCA

Chi incontra la sacra Coca verde nelle terre andino-amazzoniche può portarne con sè solo il ricordo, perchè  rimane saldamente blindata nel suo nido ancestrale …  o forse la Coca è davvero … prigioniera?

Ripercorrendo il tempo degli anni si trovano molteplici conferme ad una risposta positiva.

Nel 1912 a La Aja (Olanda), nella Convenzione dell’Oppio furono incluse la cocaina ed anche la Coca verde per esserne la materia prima; nel 1913 il Governo del Perù la sottoscrisse e così iniziò  la campagna denigratoria della pianta di Coca, promossa dagli psichiatri peruviani (Valdizán, 1913).

Nel 1950 le conclusioni della relazione elaborata dalla Commissione delle Nazioni Unite, costituitasi su richiesta del Governo del Perù peruviano per approfondire gli studi sulla Coca andina, provocò le proteste di Perù e Bolivia per le argomentazioni ed i contenuti chiaramente pregiudiziali.

Nel 1953 intervenne pure una Commissione dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), legislando che il millenario uso tradizionale della Coca deve essere considerato tossicomania.

Nel 1961 la foglia di Coca – e non, come sarebbe corretto, solo il cloridrato di cocaina – è inclusa nella Lista I degli Stupefacenti nella Convenzione Unica degli Stupefacenti delle Nazioni Unite, in quella che è la lista più restrittiva e soggetta a maggior fiscalizzazione delle sostanze stupefacenti, nonostante la Coca verde non abbia  proprio nulla a che spartire con le droghe.

Nella stessa Convenzione Unica degli Stupefacenti del 1961 fu emesso un accordo sulla distruzione delle coltivazioni della Coca verde, accordo che il Perù e la Bolivia sottoscrissero.

La Legislazione Repressiva e la Scienza Illuminante si alternano pro o contro la Coca …

Nel 1976 l’Università di Harvard (USA) pubblicò uno studio sulla composizione e caratteristiche della Coca verde, concludendo che dal punto di vista nutritivo è paragonabile ai migliori cereali ed alimenti noti.

In marzo 1978 fu promulgato in Perù il Decreto Legge 22095 che accomunava foglie di Coca e droghe, considerando passibili delle stesse severe pene  sia i contadini che i farmacodipendenti ed i narcotrafficanti, senza distinzione alcuna.

Nel 1978 l’Instituto Indigenista Interamericano del Messico assunse la difesa della Coca verde in una completa monografia dedicata, nella rivista América Indígena, menzionata in altro capitolo.

Nel 1988  entrò in vigore in Bolivia la Legge 1008 sulla Coca andina e le droghe tutte insieme, affermando che: Tutti sono consumatori di droga – inclusa la Coca verde – finchè non si provi esplicitamente il contrario, grossolanamente ignorando il precetto universale di presunta innocenza fino a prova contraria.

Il 3 Marzo 1995 le conclusioni del Progetto COCAINA, realizzato da OMS-UNICRI, portano qualche luce e comprendono la seguente affermazione: Il consumo delle foglie di coca non sembra comportare effetti negativi per la salute ed esercita funzioni terapeutiche, sacre e sociali, positive per i popoli indigeni delle Ande.

Certamente la bilancia della Coca continuerà ad oscillare, imprevedibile e volubile …

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