PIANTE ALCALOIDEE nella BIODIVERSITA’

Nell’ecosistema andino-amazzonico, area privilegiata della biodiversità planetaria, si concentrano circa 80 dei 120 sistemi conosciuti, con incalcolabili potenzialità rigeneranti per i processi vitali, ma anche a rischio di disastrose catastrofi, in caso di deterioramento o distruzione dell’integrità degli equilibri vitali.

La Coca vi si colloca nell’ambito specifico e promettente, per le potenzialità d’usi benefici, delle piante alcaloidee,  risorse botaniche che s’identificano per il contenuto di alcaloidi, composti nitrogenati complessi, presenti in diverse specie vegetali, dotati di peculiari proprietà fisiologiche e tossicologiche.

Il contenuto alcaloideo di una pianta è un carattere proprio della varietà, definito dalle condizioni di crescita, dall’esposizione al sole o all’ombra, dalla qualità selvatica o coltivata della pianta stessa, dall’influenza dei fertilizzanti, dall’età stessa della pianta.

Gli  alcaloidi, per lo più di sapore amaro, comportano molteplici effetti farmacodinamici, a livello di tutti i settori del sistema nervoso centrale e periferico; l’effetto di un alcaloide dipende dal modo in cui vengono utilizzate la pianta e le sue parti, secondo tradizioni, abitudini, usi ed abusi.

Gli alcaloidi possono essere causa dintossicazione, accidentale od intenzionale, sia a livello individuale che sociale, fino all’abuso ed alla tossicomania, così come possono collocarsi tra gli agenti terapeutici di maggior efficacia per le loro peculiarità fisiologiche, qualora somministrati in formulazioni e dosi corrette, secondo le diverse esigenze  cliniche.

Varie piante contengono principi alcaloidei.

Il cacao contiene, oltre ad altri componenti, la teobromina che in greco significa alimento degli Dei, poichè già nell’antica Grecia erano noti i suoi effetti sulla stabilizzazione dell’umore, effetti sul sistema nervoso centrale attualmente comprovati anche dalle ricerche scientifiche.

Il contiene la teina, blando stimolante e diuretico; il caffè contiene la caffeina di cui son noti gli effetti di uso ed abuso socialmente avallati e garantiti, così come per il tabacco che contiene la nicotina.

La cannabis contiene il tetra-idro-cannabinolo con altri componenti e l’oppio contiene la morfina: entrambi, seppur in posizione ancora conflittuale rispetto al caffè ed al tabacco, permangono sulla sottile barriera tra potenziali usi benefici e strade perverse d’abuso.

Il chat o khat, che si consuma nel Corno d’Africa, contiene principi anfetaminici e morfinici … e poi tutta una miriade di piante alcaloidee che pullulano nei meandri della Natura.

In altro capitolo i dettagli sul contenuto della Coca delle Ande che contiene un pacchetto assolutamente sorprendente di nutrienti insieme ad almeno 13 principi attivi alcaloidei conosciuti.

In molte culture si consumano, ritualmente e tradizionalmente, sostanze vegetali a contenuto alcaloide per nulla manipolate delle quali è impossibile abusare, realizzandosene l’uso in contesti culturalmente intatti nei quali l’integrazione sociale agisce come meccanismo di controllo e regolazione del consumo individuale e collettivo.

Quando il tessuto sociale si lacera o l’equilibrio psicofisico individuale si altera o quando entrano in gioco interessi economici e geopolitici di spessore ed entità tali da scardinare ogni codice etico e culturale, si crea un terreno fertile per l’abuso, come è esperienza individuale e sociale.

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